Ma ci interroga e ci manda dei segnali!
A sinistra, una fotografia che conosciamo dai libri di storia: il rastrellamento nel ghetto di Varsavia. Un bambino con le mani alzate in quello che è stato l’abisso più profondo del
#novecento
A destra, un’immagine dei nostri giorni. Un bambino fermato durante un’operazione dell’
#ice a
#minneapolis
Un’altra epoca, un altro contesto, un’altra storia. Questa non vuole essere una similitudine ma la Giornata della Memoria non serve solo a ricordare ciò che è stato.
Serve a chiederci fin dove siamo disposti a spostare l’asticella di ciò che riteniamo accettabile.
Serve a riconoscere quando il linguaggio dell’odio, della paura, della disumanizzazione torna a farsi strada.
Dopo la
#shoah avevamo detto “mai più”.
Avevamo costruito un’idea di pace, di diritti, di dignità umana proprio per non rivedere certi orrori. Per non abituarci alla violenza esercitata sui più fragili.
Per non normalizzare l’uso della forza come strumento di governo delle paure.
non usare il passato come una reliquia,
ma come una responsabilità.