Lo stesso amore, gli stessi diritti.

Oggi, 17 maggio, ricorre la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia: la data che ricorda il 17 maggio 1990, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali.
Una ricorrenza che dovrebbe parlare di civiltà conquistata, e invece ci ricorda ancora quanto cammino resti da fare.

Nel 2026 siamo ancora costretti a misurarci con diritti negati, discriminazioni quotidiane e violenze che colpiscono persone LGBTIQ+ nella famiglia, nei luoghi di lavoro e nello spazio pubblico.
Troppo spesso la politica ha scelto di non colmare le enormi lacune legislative, lasciando vuoti di tutela rispetto a realtà che esistono già nel nostro tessuto sociale.

A quella mancanza di coraggio, alimentata da retaggi ideologici antistorici, ha dovuto sopperire più volte la Corte costituzionale, intervenendo dove il legislatore non ha saputo o voluto farlo.
Ma non basta la giurisprudenza: servono leggi, diritti e responsabilità politica.

Anche a livello regionale dobbiamo fare la nostra parte: promuovere politiche per l’inclusione, garantire l’accesso alla salute senza discriminazioni, sostenere progetti di prevenzione contro l’odio a partire dalle scuole.

Perché il rispetto non è uno slogan: è un diritto. E i diritti si difendono ogni giorno, con coraggio e concretezza.