Ci presenteremo uniti in tutte le regioni al voto con una coalizione ampia e candidature solide e radicate nei territori, che sanno unire esperienza amministrativa e capacità di rinnovamento.
Mentre il centrodestra si perde in propaganda e slogan per raccontare un Paese che non c’è e si dimostra completamente incapace di rispondere ai bisogni dei cittadini, perdendosi anche nelle scelte delle candidature, noi lavoriamo sul campo, proponendo candidati capaci e proposte politiche concrete.
In questo contesto si colloca la direzione regionale del PD Lazio del 10 settembre nella quale si definirà un nuovo gruppo dirigente; non solo un cambio di persone o di ruoli, ma la volontà di porre le basi, in un ritrovato spirito di condivisione tra le sensibilità del Partito, di una proposta politica che guardi alle prossime regionali e al futuro, fino al 2028. Davanti a un centro destra senza visione, abbiamo il dovere di raccontare il Lazio che vogliamo.
È intorno alla concretezza dei temi, quelli che arrivano dai territori e che rispondono ai bisogni delle persone, che si costruisce questa alternativa. A livello nazionale abbiamo visto una mobilitazione attorno a questioni come il salario minimo e l’autonomia differenziata.
In questo contesto il gruppo dirigente regionale si dovrà occupare, all’interno della grande riforma di Roma Capitale, di ricostruire una connessione con le province.
Tra le priorità ci sono la crisi del settore automotive e una riconversione dell’indotto, l’esclusione del Lazio dalla ZES, nuovi modelli di sviluppo industriale e maggiori tutele ai lavoratori, guardando alla transizione tecnologica come un’opportunità ma evitando che il mondo del lavoro venga disumanizzato.
E poi i servizi essenziali e le garanzie per tutte e tutti per l’accesso ai percorsi scolastici: sanità pubblica e territoriale, mobilità, connessione digitale sono le priorità per le aree interne come la nostra.
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